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venerdì 14 febbraio 2025

9 anni senza te

"Quando le persone se ne vanno, almeno fisicamente, da questa terra, conviviamo con una sensazione strana per tutti i mesi e gli anni a seguire.
Da un lato la razionalità ci permette di capire che non li rivedremo più, da un altro lato ci sentiamo come se quelle persone fossero semplicemente partite e si trovassero lontane, in un posto dove non basta un volo per arrivare e dove non c’è social o connessione che tenga! Da nove anni convivo con questa sensazione. E nove anni sono così tanti che quasi faccio fatica a ricordare la sua voce. Però ricordo ogni giorno chi era e che persona mi ha insegnato ad essere. E alla fine credo si intenda questa per vera “vita eterna”, ciò che di noi lasciamo in terra, nei nostri figli o nel cuore di chi abbiamo incontrato e conosciuto nel corso della nostra vita. Ogni giorno che passa, mentre percorro il mio cammino, scopro di essere il risultato di ciò che mi è stato mostrato e insegnato. Ogni giorno che passa ritrovo in me così tanto di mio padre e rinnovo quotidianamente un senso di orgoglio che mi fa percepire come nettamente inferiori anni che invece iniziano ad essere tanti. Anche oggi so che lui c’è e che in verità non è andato poi così lontano, anche quando ogni natale ho quella strana sensazione di non aver mandato proprio a tutti gli auguri, anche quando mi sembra manchi sempre un regalo all’appello. Però lui c’è, lo ritrovo in moltissimi miei comportamenti, nel modo in cui guardo il mondo e le persone, nel modo in cui affronto la mia vita e tutto ciò che arriva. Nove anni fa non lo avrei mai detto!
Quindi mi dico: “al diavolo la voce!”. Ricordo i suoi occhi, il suo sguardo, la sua risata e la persona gentile che sapeva essere con tutti. Questo è di più. Molto di più." 

martedì 25 ottobre 2011

Non si può morire giovani

È orribile morire giovani, ed ancor più terribile lo è quando la Morte giunge nella vita di un ragazzo che probabilmente non si è ancora posto il problema di morire.

Non si può morire quando non si è conosciuto il sapore della vita, quando lo si è ancora appena assaporato. Dio stesso non vorrebbe vicino a sé chi non ha gustato l’agrodolce dell’essere nati.

C’è chi dice che non avrebbe voluto altra morte di quella che ha avuto.
Ho i miei dubbi. Probabilmente non è così.
Sicuramente avrebbe voluto vivere l’Amore che iniziava a vivere, gustare la famiglia che aveva, gustarsi il frutto del suo talento.

Suppongo che non avrebbe desiderato che la sua ultima immagine fosse quella di un corpo abbandonato su di una pista. Scoordinato. Senza forma.

Buon viaggio Campione.

lunedì 16 maggio 2011

Il respiro non serve e… sei ancora.

E’ sempre presto per l’ultimo viaggio,
impavida l’hai affrontato.
Noi non siamo migliori per essere rimasti,
ma solo incoscienti.
Possa la tua essenza librarsi libera nell’aria,
nei boschi, sui mari e nei cieli rossastri.
Quando rugiada tornerai o, semplice soffio,
vibra ancora un istante,
l’istante che racchiuderà una nostra consapevolezza.
L’avorio velo, in adagio, non ha colpa.
Le gentili pieghe della stoffa son proprie tue.
Il respiro non serve e… sei ancora.
La stessa luce che ti cerca non è più luce,
i riflessi non riflettono e l’aria non capisce.
Donati ancora, riequilibra le leggi,
all’interno di quel mondo anche nostro che
solo per una manciata di probabilità
non conosciamo ancora.
(Laerte)

Era il 16 maggio 2010...e sei ancora.

venerdì 15 aprile 2011

Una morte che pesa come una montagna

di Piero Maestri
"L’uccisione di Vittorio Arrigoni è una di quei fatti che ti prende lo stomaco e ti lascia senza fiato: perché Vittorio era una bella persona, per le modalità in cui è avvenuta, per le tragiche conseguenze che avrà, oltre al fatto in sé, per la Palestina e i palestinesi.
Vittorio è stata una presenza importante in questi ultimi anni, da quando aveva deciso di rimanere a Gaza (unico italiano) durante l’offensiva israeliana denominata “Piombo fuso”, nel dicembre 2008/gennaio 2009. Le sue testimonianze dalla Striscia di Gaza sottoposta ad un feroce e criminale bombardamento erano per noi una delle poche fonti “dal basso” che ci raccontavano la realtà della violenza che subisce quotidianamente la popolazione palestinese.
Le sue attività insieme ai palestinesi – dalla protezione dei contadini del nord della Striscia che cercano di difendere la loro terra dall’espropriazione “per motivi di sicurezza” all’accompagnamento delle barche di pescatori a cui la Marina israeliana impedisce l’uscita in mare, alla relazione quotidiana con le famiglie palestinesi e con quei giovani che sono stati protagonisti delle manifestazioni dello scorso 15 marzo – hanno rappresentato allo stesso tempo l’esempio di una solidarietà umana e politica e la dimostrazione che i palestinesi non sono soli.
Abbiamo continuato ad ascoltare con interesse e partecipazione i racconti di Vittorio, dal suo blog, nelle telefonate in diretta nei molti presidi nelle città italiane che si collegavano in diretta con lui a Gaza, nelle corrispondenze con le radio ancora libere di questo paese in cui l’informazione è un disastro (soprattutto nei confronti dell’”invisibile” Striscia di Gaza).
La sua morte ci priva di tutto questo, ed è una perdita enorme.
Il rispetto per il suo impegno ci impone comunque di provare a capire, per ricordarlo nel migliore dei modi e per continuare il suo e nostro impegno a fianco della resistenza palestinese (quella dei gruppi politici, ma soprattutto dei contadini, dei pescatori, degli studenti, dei medici ecc…).
Non ci entusiasma il gioco del “cui prodest?” e non crediamo che il gruppo salafita responsabile della morte di Vittorio sia semplicemente una “invenzione” israeliana.
Purtroppo la disperazione e il peggioramento delle condizioni di vita e la chiusura degli spazi politici dei palestinesi – soprattutto nella prigione di Gaza – lascia vuoti che vengono riempiti da gruppi iper-minoritari ma che possono fare danni enormi. Naturalmente Israele ha tutto l’interesse che questi gruppi esistano, perché dividono ulteriormente la resistenza palestinese, rappresentano l’ennesima giustificazione per le sue politiche criminali e danno un’immagine terribile (naturalmente falsa) dei palestinesi. Per questo ci risultano odiose le “assoluzioni” preventive di chi come sempre getta addosso ai palestinesi tutte le responsabilità della loro terribile condizione – e in genere sono gli stessi che accusano i pacifisti di fare il gioco dei “terroristi”: la morte di Vittorio risponde anche a loro, alla loro insistente domanda “dove sono i pacifisti?”.
L’assassinio di Vittorio potrebbe fare male alla causa palestinese, perché saranno molti gli avvoltoi che cercheranno di mostrare la “disumanità” genetica dei palestinesi e/o degli islamici; potrebbe fare male perché vuole terrorizzare le/i volontari/e che vorranno seguire le orme di Vittorio – e questo interessa sia ai gruppi fondamentalisti che non vogliono una Palestina aperta al mondo, sia a Israele che vuole rendere ancora più invisibile e assediata la Striscia di Gaza, come dimostrano i suoi tentativi di fermare la Freedom Flottilla (subito seguiti dei loro amici come Berlusconi); potrebbe fare male perché i palestinesi si sentiranno ancora più soli.
A questo punto siamo noi che dobbiamo rispondere con forza che non ci faremo terrorizzare, che continueremo il nostro impegno a fianco della resistenza palestinese; che continueremo a costruire un ponte tra i giovani palestinesi che esprimono la loro necessità e volontà di liberazione (come i giovani tunisini, egiziani, libici, siriani che stanno in questi mesi facendo le loro rivoluzioni), i militanti della solidarietà internazionale e le/gli israeliane/i antisionisti; che continueremo ad andare a Gaza, a Gerusalemme, in Cisgiordania perché sappiamo che lì saremo sempre benvenuti; che continueremo il nostro impegno alla denuncia delle politiche dell’occupazione e dell’Apartheid e delle complicità dei governi europei in queste politiche.
Questo per noi è il tentativo di restare umani."
Continuerai a volare lo stesso...

giovedì 11 novembre 2010

due meravigliosi occhi blu

"Nella tragedia vediamo le creature più nobili rinunziare, dopo lunghi
combattimenti e lunghe sofferenze, ai fini perseguiti con accanimento,
sacrificare per sempre le gioie della vita, oppure sbarazzarsi
liberamente con gioia del peso dell'esistenza medesima"
Arrivederci dolce presenza della mia infanzia e della mia vita tutta...perché anche se da oggi non ti vedrò più continuerai a vivere nel mio cuore e in quelli di coloro che ti amano....